Camera e Senato, ma quanto lavorano?

Il presidente emerito Giorgio Napolitano punta il dito sulle poche ore di lavoro di Camera e Senato. Nel 2015 le Aula di Camera e Senato hanno lavorato rispettivamente 20 e 12 ore a settimana. Molto più alti i numeri in Commissione.

Trenta o quaranta ore non bastano. I parlamentari lavorino di più

Questa la critica lanciata ieri dal predecessore di Sergio Mattarella al Quirinale. Accuse importanti soprattutto alla luce del cruciale momento storico che sta vivendo il nostro Parlamento.  Nel 2015 le Aula di Camera e Senato hanno lavorato rispettivamente 20,71 e 12,59 ore a settimana.

Numeri molto bassi che vengono “salvati” dai dati delle Commissioni. Ai numeri già detti, vanno infatti aggiunte 27,04 ore settimanali delle Commissioni a Montecitorio, e 22,63 di quelle a Palazzo Madama. E’ sempre più evidente quindi dove si svolge la maggior parte del lavoro parlamentare.

 

Il cuore del processo legislativo risiede nelle Commissioni Parlamentari ma di ciò che lì avviene non traspare nulla all’esterno. Poca trasparenza e pochi dati sono a disposizione dei cittadini, come anche denunciato dalla nostra campagna #ParlamentoCasadiVetro che mira a modificare i regolamenti di Camera e Senato.

Altro discorso riguarda invece quello che produce il Parlamento. Ore di lavoro a parte, la produzione parlamentare è in mano a pochi, e soprattutto l’iniziativa legislativa è sempre di più del Governo.

Da sottolineare i casi più particolari. Le votazioni per l’elezione dei giudici della Corte costituzionale e dei componenti del CSM hanno coinvolto i due rami del parlamento in seduta comune per 91 ore e 47 minuti. Occasione in cui, come spesso accade, le discussioni e le decisioni per il voto dei vari gruppi avvenivano al di fuori dell’Aula. 

Più che condivisibili quindi le critiche del presidente emerito Giorgio Napolitano. Il ruolo del parlamentare non si limita certamente all’andare in Parlamento. Dalla ricerca e studio sui testi in discussione, alle iniziative sul territorio, sono tante le attività alternative che potrebbero occupare i nostri eletti. Perché con le poche ore passate in aula, e l’iniziativa legislativa in mano al governo, è evidente che una re-interpretazione del ruolo sia necessaria.

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