Italicum, i 29 ribelli del Partito Democratico sono un trend consolidato

I 29 senatori hanno una media di voti ribelli che è il doppio della media del Gruppo Pd (46 ribellioni). Guidano Tocci, Ricchiuti, Mineo e Casson con oltre 200 voti ribelli a testa.

Con l’Italicum in discussione al Senato, si riapre il già analizzato problema dei dissidenti interni al Partito Democratico. Con il recente dibattito in Aula, sembra essersi formato un gruppetto di 29 che si oppone alle politiche portate avanti da Renzi, e in maniera particolare al tenere i capolista bloccati nella nuova legge elettorale.

Ma i 29 non sono nuovi a dissapori con le scelte del Partito Democratico. Ogni parlamentare, al momento di un voto, può decidere di seguire o meno la linea del suo Gruppo, un diritto costituzionale. A prova di questo, in tutto Palazzo Madama, la media è di 134 voti ribelli a Senatore.

Nel Partito Democratico la situazione è ben diversa, anche perché trattasi del partito a capo della maggioranza, con membri molto più “fedeli” rispetto la media. Non sorprende quindi che il tasso di ribellione interno al gruppo sia fermo a 46 per Senatore, tre volte inferiore alla media di Palazzo Madama.

Volendo considerare solamente i 29 ribelli però, il dato sale, e pure di tanto, arrivando a 91 voti ribelli per Senatore. Il gruppo è trainato da un quartetto di parlamentari, ognuno con più di 200 voti ribelli:  Lucrezia Ricchiuti (295 voti ribelli), Corradino Mineo (283 voti ribelli), Felice Casson (216 voti ribelli) e Walter Tocci (211 voti ribelli).

 

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