Le strane omissioni sulle pensioni dei parlamentari

Per l’ennesima volta ci siamo imbattuti in una delle tante (troppe) zone d’ombra delle istituzioni. Sui vitalizi degli eletti i siti di camera e senato riportano informazioni lacunose e non pubblicano documenti ufficiali con cui fare le dovute verifiche. 

Quanto manca agli attuali parlamentari per maturare il diritto alla loro pensione? Abbiamo provato a rispondere basandoci sulla comunicazione ufficiale e ci siamo trovati di fronte a un caso, l’ennesimo, di informazioni incomplete diffuse dalle istituzioni stesse.

La questione è la seguente. Con un possibile voto anticipato, infatti, e una fine prematura della legislatura, sarebbero molti i deputati e senatori che vedrebbero sfumare la possibilità (almeno per ora) di maturare il diritto alla pensione da parlamentare.

Sui siti ufficiali di camera e senato viene riportato quanti sono gli anni di mandato necessari per poter maturare questo diritto. Sul sito di Montecitorio si legge:

«I deputati cessati dal mandato, indipendentemente dall’inizio del mandato medesimo, conseguono il diritto alla pensione al compimento dei 65 anni di età e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno 5 anni effettivi. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età richiesta per il conseguimento del diritto è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni».

Sul sito della camera si parla dunque di «cinque anni effettivi», mentre sul portale del senato si legge di «almeno 5 anni», due diciture che apparentemente non lasciano spazio a interpretazioni. Peccato però che queste informazioni siano incomplete e diano adito a interpretazioni sbagliate. E arrivare alla corretta informazione non è affatto facile, nemmeno per chi è abituato a muoversi tra le pastoie dei documenti ufficiali.

Le deliberazioni dell’ufficio di presidenza della camera e del senato non sono pubbliche, e sui siti istituzionali non è possibile ricostruire in dettaglio le decisioni prese dei questi due organi.

È stato molto complicato quindi trovare un documento ufficiale sulla materia, e comunque non è stato rintracciato attraverso canali istituzionali. Sul sito personale del senatore Stefano Esposito (Pd) abbiamo rintracciato un documento intitolato “schema di regolamento delle pensioni dei deputati“, in cui all’articolo 2 comma 3 c’è scritto:

Ai fini della maturazione del diritto, la frazione di anno si computa come anno intero purché corrisponda ad almeno sei mesi ed un giorno; non ha effetti se la durata è di sei mesi o inferiore. Ai soli fini della maturazione del diritto minimo, per il periodo computato come mandato deve essere corrisposto il contributo obbligatorio mensile di cui all’articolo l.

Affermare quindi che siano necessari 5 anni effettivi è falso. Il regolamento specifica che sono sufficienti 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.

Resta il fatto che un cittadino non possa rintracciare informazioni ufficiali – e corrette – dai siti istituzionali ma cercando altrove e “fidandosi” di altre fonti. In effetti anche il documento che, cerca cerca, si riesce a rintracciare per vie traverse, è intitolato “schema di regolamento”, dunque ci si potrebbe aspettare un riassunto, un’informazione semplificata, una bozza.

Alle istituzioni dunque chiediamo: è questo il documento ufficiale? E come mai sui siti di camera e senato non è allegato? Sui canali istituzionali sono riportati solo i primi due articoli della “bozza di regolamento”, e nella loro incompletezza facilitano interpretazioni errate. Infatti solo nei successivi articoli, non citati né allegati sui siti ufficiali, si apprende che in realtà bastano 4 anni, sei mesi e un giorno.

Restiamo dunque in attesa di informazioni ufficiali che chiariscano la faccenda, in modo da poter aggiornare in base a informazioni concrete il computo dei parlamentari che devono ancora maturare il diritto alla pensione.

Le pagine dedicate al trattamento economico dei membri di camera e senato sono pensate a scopo divulgativo. Semplificare il linguaggio burocratico o gli aspetti più tecnici va bene, ma sempre a patto di non compromettere la correttezza delle informazioni fornite. E, ancora più importante, sempre con l’accortezza di fornire la documentazione ufficiale. In modo che chi vuole approfondire può comunque avere il quadro completo.

Per approfondire:

  • Gius

    chiarissimo, al contrario di quanto cercano di propinarci i lestofanti che siedono nel nostro parlamento (con la p minuscola, ed è già troppo)