openpolis controlla, il Senato rettifica

Nel rapporto “L’opposizione che salva la maggioranza” pubblicato il 3 ottobre scorso, per la prima volta è stato acceso un faro sul fenomeno dell’assenteismo dei parlamentari dell’opposizione che compensa ampiamente quello dei colleghi di maggioranza, consentendo a quest’ultimi, in molti casi, di portare a casa votazioni che altrimenti li vedrebbero sconfitti.
I numeri sono impressionanti e hanno fatto discutere molto, parlano di migliaia di voti andati in questo modo, il 35% dall’inizio della legislatura.

Per non far mancare niente abbiamo anche fatto una graduatoria dei parlamentari di opposizione che più hanno contribuito a salvare la maggioranza (è aggiornata quotidianamente per i deputati e per i senatori).
Tra questi il Vicepresidente del Senato Vannino Chiti che, giustamente, ha fatto verificare scrupolosamente ogni dato che lo riguarda. Ne è venuto fuori che in ben 295 casi i tabulati ufficiali, ossia i documenti (resoconti stenografici) in cui viene registrato il voto e la presenza del parlamentare, erano errati, perché riportavano la sua assenza invece della missione (assenza dovuta a impegni istituzionali).
A seguito della recente rettifica ufficiale, abbiamo aggiornato i nostri dati relativi al sen. Chiti (assenze 1.639 invece di 1.934, ha salvato la maggioranza 726 volte invece di 797,  ovvero 7° invece che 6° nella classifica dei senatori che hanno più volte salvato la maggioranza).

Si potrebbe dire tutto bene quel che finisce bene. Un sistema funziona bene quando è in grado di rilevare gli errori e di correggerli. La trasparenza serve anche a questo, il nostro rapporto infatti ha contribuito a svelare errori nei dati ufficiali e permesso al Senato di correggerli sulla base di riscontri oggettivi come il viaggio del Vicepresidente Chiti in rappresentanza del Senato a Seoul, che non era stato riportato nei resoconti come missione.

Ma chi può dire quanti siano effettivamente gli errori? Quello del sen. Chiti è un caso isolato? Come la mettiamo con gli altri 320 senatori? E con i deputati che oltre ad essere il doppio, votano circa due volte tanto?
E qui, alla Camera, la faccenda è un po’ più delicata delle classifiche di openParlamento. Perché, se si scambiano missioni con assenze, si potrebbe impattare sul calcolo del numero legale, ossia sul numero minimo di deputati in mancanza del quale la votazione deve essere annullata. Numero nel cui computo il regolamento della Camera, a differenza dal Senato, dispone che rientrino appunto i deputati in missione. Può darsi il caso, quindi, di votazioni legali che vengano erroneamente annullate anche per un solo deputato, considerato assente invece che in missione.
Stiamo parlando del sistema attraverso cui viene documentata l’approvazione o meno delle leggi. Che dite sarà il caso di controllare?

E già che ci siamo perché non dare riscontro ai cittadini delle ragioni che impediscono ai parlamentari di partecipare al momento qualificante della rappresentanza, ossia ad una votazione?
Perché non formalizzare e rendere pubbliche le regole e i meccanismi in base ai quali le missioni vengono accordate o meno?
La trasparenza e il controllo sarebbero maggiori e – come questa storia dimostra – diminuirebbero anche gli errori.

  • emanuele

    che si andasse a ripone il sig. Chiti. Sig. visto che con questa legge elettorale non può di certo chiamarsi onorevole