Perché un indice di completezza delle dichiarazioni patrimoniali

I motivi della campagna e i criteri con cui sono stati valutati i documenti pubblicati da ciascun politico nella dichiarazione di redditi, beni e spese elettorali prevista dalla legge.

I titolari di incarichi pubblici, elettivi e non, sono tenuti a dichiarare i beni di cui sono proprietari e a pubblicare una copia dell’ultima dichiarazione dei redditi. Per le cariche elettive bisogna aggiungere anche un rendiconto economico della campagna elettorale.

Il cosiddetto decreto trasparenza del governo Monti parla di pubblicazione, diffusione e piena accessibilità, anche online, di questo materiale. Tuttavia basta spulciare i documenti pubblicati da camera, senato e, nel caso degli esponenti di governo, nei portali ministeriali, per rendersi conto che si tratta di informazioni spesso incomplete, disordinate, a volte incomprensibili –  perché scritte in modo illeggibile, scansionate male o per abbondanza di omissis – in alcuni casi incongruenti (come nel caso dei rendiconti elettorali). L’articolo 9 della legge 441/1982 dà la possibilità di pubblicare (nell’apposito bollettino per la diffusione del materiale depositato) il solo quadro di riepilogo del modello dei redditi. E in molti scelgono di diffondere solo la pagina riassuntiva della propria dichiarazione dei redditi, senza tenere conto della maggiore apertura prospettata dal decreto trasparenza.

Il primo aspetto indagato è perciò la completezza delle dichiarazioni stesse: quanti sono stati vaghi e quanti invece hanno scelto di essere più trasparenti? È emerso subito che i “vaghi” sono molto più numerosi dei “precisi”, ma si è visto anche che alcuni sono stati tanto accurati e rigorosi da fornire informazioni più dettagliate rispetto ai laschi obblighi di legge in materia, che per esempio non prescrivono di includere notizie sul coniuge o di pubblicare i nomi di chi finanzia la campagna elettorale. Sono stati così individuati tre livelli di accuratezza delle informazioni diffuse: parziali, quando non è presente la dichiarazione dei redditi integrale oppure quando manca il rendiconto elettorale; complete quando i documenti richiesti dalla legge sono pubblicati in versione integrale; aggiuntive quando sono presenti dati supplementari, per esempio sui familiari. I documenti pubblicati da ciascun politico sono stati analizzati e di conseguenza valutati, in base alla disponibilità di informazioni, come scarso sufficiente o buono. Ogni singola valutazione è stata inoltre brevemente spiegata nelle schede dei singoli politici consultabili sul sito patrimoni.openpolis.it.

Nella tabella sono riportati i principali fattori di valutazione.

tab_2 criteri di valutazione completezza
Il primo dato che balza agli occhi è un diffuso e maggioritario atteggiamento di scarsa apertura e trasparenza. Il 72% delle dichiarazioni patrimoniali pubblicate contiene informazioni parziali , e il 31,5% non adempie nemmeno gli obblighi di legge, perché non presenta il rendiconto elettorale. Il 21,44% dei politici analizzati osserva il dettato di legge. Una condizione che, come è stato spiegato in questo post, non necessariamente rende esaustivi i documenti pubblicati. Solo il 6,31% dei politici analizzati è stato particolarmente scrupoloso e ha fornito informazioni più dettagliate rispetto a quanto richiesto dalla legge, permettendo così di avere un quadro più chiaro della condizione reddituale e patrimoniale, degli interessi economici o di come è stata svolta la campagna elettorale. 

Per approfondire: