I Ministri più assenti in Parlamento

Nonostante l’avvento dei tecnici al Governo, negli Esecutivi Letta e Renzi la maggior parte dei Ministri venivano dal mondo della politica. Non solo, una buona parte veniva direttamente dal Parlamento. I Ministri che da Deputati e Senatori sono stati più assenti in Aula.

Il nostro ordinamento non considera incompatibili le cariche di Parlamentare e Ministro della Repubblica. Il problema è che i Deputati e Senatori che vengono nominati a capo di un dicastero, finiscono per non andare più in Parlamento, venendo meno alle loro responsabilità nei confronti dei cittadini, e lasciando vuoto un posto che potrebbe benissimo essere occupato da altri.

Un problema che era venuto meno durante l’Esecutivo di Mario Monti, ma che con Enrico Letta e Matteo Renzi è tornata ad essere attuale. Nei due Governi nominati dalle politiche 2013, la maggior parte dei Ministri veniva infatti dal mondo della politica, e soprattutto veniva direttamente dal Parlamento.

I vari Ministri-Parlamentari sono andati pochissimo alla Camera e al Senato, sottolineando ancora una volta l’impossibilità oggettiva di portare avanti entrambi gli incarichi in maniera esaustiva. Sarebbe forse il caso di discutere la possibilità di riformare dell’attuale sistema, e rendere incompatibili, come per esempio è in Francia, gli incarichi di Ministro e Parlamentare.

Deputati e Senatori che da Ministri del Governo Renzi sono stati meno presenti:

PosizioneMinistroDelegaRamoPresenze Parlamentari
1Paolo Gentiloni (Pd)EsteriCamera0,52%
2Angelino Alfano (Ncd)InternoCamera0,57%
3Beatrice Lorenzin (Ncd)SaluteCamera0,60%
4Maurizio Lupi (Ncd)InfrastruttureCamera0,80%
5Andrea Orlando (Pd)GiustiziaCamera3,88%
6Dario Franceschini (Pd)Beni CulturaliCamera6,91%
7Roberta Pinotti (Pd)DifesaSenato39,03%
8Stefania Giannini (Pd)IstruzioneSenato50,48%

Per approfondimenti:

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  • Annibale Antonelli

    I primi 6 della classifica dovrebbero essere cacciati dal posto che occupano, ma rimane solo una pia illusione. Continueranno a fare il loro porco comodo.

  • Nelson Donoso Freire

    Provengo da un paese straniero e mi sono sempre chiesto le ragioni di certe abitudini politiche italiane: voi mi date l’opportunità di chiarirle … almeno, lo spero. I ministri fanno parte del POTERE ESECUTIVO; il Parlamento E’ IL POTERE LEGISLATIVO … e, poi c’è il POTERE GIUDIZIARIO! Or bene, a me, pare che la logica richiederebbe che un ministro si dedicasse, anima e corpo, all’applicazione delle leggi corrispondenti al proprio dicastero e allo sviluppo della nazione in quanto corrisponde alle sue competenze ministeriali: tutto ciò comporterebbe che la sua presenza, dovrebbe essere continua sul territorio e non in ufficio o, peggio ancora, nelle aule parlamentari. Allora, se una parlamentare viene nominato ministro, dovrebbe (anche solo durante il suo incarico) lasciare il Parlamento (POTERE LEGISLATIVO), per poter adempiere al suo compito ministeriale (POTERE ESECUTIVO).
    Lo stesso discorso lo faccio riferito all’incompatibilità, che io trovo, tra gli incarichi parlamentari e gli incarichi dei governi locali: sindaci, governatori, consiglieri e, anche tra questi ultimi e gli incarichi all’interno dei partiti. (Tutto questo a prescindere dalle retribuzioni economiche). Non mi pare logico essere, contemporaneamente, PARLAMENTARE, SEGRETARIO DI PARTITO E GOVERNATORE DELLA REGIONE PUGLIA (per esempio)!

  • Dante

    Non so come funziona, ma se percepiscono un compenso come ministro più uno come parlamentare o altra carica pubblica l’incompatibilità non passerà mai

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