Tecnici al potere, uno degli effetti di una politica in crisi

Nel 2011 il mondo dei tecnici fu chiamato da Napolitano per salvare le sorti del nostro Paese. Dopo il Governo di Monti, il trend è proseguito con presenze fisse anche nei successivi Governi Letta e Renzi. 

Le dinamiche degli ultimi Governi hanno segnato l’inizio di vari nuovi trend nel dibattito politico italiano. Oltre ad un maggior peso nella produzione legislativa da parte dell’Esecutivo, ed un Parlamento con compiti ridimensionati, nuovi personaggi si sono presentati sul palcoscenico della politica italiana.

A fine 2011 lo spread dell’Italia era alle stelle, e per salvare le sorti economiche del nostro Paese, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nominò il Professore Mario Monti alla guida di un Governo di emergenza. L’ex Commissario Europeo creò un Esecutivo composto interamente da tecnici, che occuparono tutte e 13 le poltrone con portafoglio del Consiglio dei Ministri.

Il responso delle elezioni politiche del 2013 non ha definito nessuna maggioranza parlamentare netta al Senato, da cui la necessità di continuare con Governi di larghe intese dove ha trovato conferma la presenza di tecnici.

Sia con Letta che con Renzi infatti sono stati tre i Dicasteri con portafoglio affidati a figure tecniche, tra cui l’importantissimo Ministero dell’Economia e delle Finanza. Difatti il Mef è stato guidato dal 2011 ad oggi solamente da tecnici: Mario Monti e Vittorio Grilli (2011-2013), dall’ex dg della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni dal 2013 al 2014, e da Pier Carlo Padoan dal 2014 ad oggi.

 

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