Non esiste trasparenza senza libertà

In Italia viviamo ancora le pesanti conseguenze di una tradizione del potere e di una pubblica amministrazione conformati sul segreto. L’arcana imperii insieme al segreto amministrativo: le decisioni, le loro ragioni, gli atti e i documenti su cui sono basati, erano, di regola, inaccessibili ai governati e agli amministrati, ossia ai sudditi.
Ora per i cittadini il principio non è più questo – perché si afferma la trasparenza e l’accessibilità totale – anche se la pratica non è molto diversa. Tutto, o quasi, è pubblico, ma poi se vuoi vedere le “carte”, i documenti e i dati, è un altro paio di maniche. Il cittadino deve dimostrare di possedere un assurdo “interesse legittimo” per accedere ad un particolare procedimento, o documento. E chi poi sarebbe titolato a verificare, nel caso specifico, l’esistenza di questo legittimo interesse è l’amministrazione stessa. Una situazione paradossale.
Per questo prima di parlare tanto di amministrazione trasparente e aperta, o di open government, come spesso capita di sentire di questi tempi, occorrerebbe introdurre nel nostro ordinamento il diritto dei cittadini, e quindi il dovere delle amministrazioni, di avere libero accesso agli atti e ai documenti.
Si tratta di una battaglia di civiltà e di libertà, oltreché di coerenza minima, alla quale Openpolis vuole contribuire con passione e convinzione aderendo alla coalizione per introdurre una Legge per la libertà di informazione in Italia (sulla linea della Freedom Of Information Act – FOIA degli stati Uniti).

www.foia.it

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