Openpolis e la corruzione

Lunedi 12 dicembre dalle ore 10.00 siamo presenti al convegno: “Trasparenza e prevenzione della corruzione” organizzato presso Palazzo Clerici, in via Clerici 5 – Milano, da Transparency International Italia.

La corruzione nel nostro Paese è uno dei principali problemi, alla base tra l’altro del debito pubblico e dell’attuale crisi economica.
Studi a riguardo confermano questo dato posizionando l’Italia al vertice dei paesi europei con maggiore corruzione nella pubblica amministrazione. Segnaliamo un’esplicativa mappa del Guardian sull’argomento.

Uno dei rimedi per combattere il fenomeno è la trasparenza totale degli atti, dei contratti e dei budget della pubblica amministrazione.
Per questa ragione è necessario in primo luogo cambiare la legge che regolamenta il diritto di accesso (articolo 22 Legge 7/1990), andando verso forme simili al Freedom of Information Acts (FOIA) di stampo anglosassone che ci permetterebbe di pubblicare anche in Italia siti come whatdotheyknow.
Obbligare inoltre tutte le amministrazioni a pubblicare atti, bilanci e contratti in formati aperti (open data), a cominciare da quelli  prodotti dal Servizio Anticorruzione e Trasparenza (S.A.eT.) del Dipartimento della Funzione Pubblica.
Infatti la corruzione diffusa per essere combattuta con efficacia ha bisogno di un controllo diffuso, cento occhi vedono meglio di due.

La trasparenza totale di istituzioni e amministrazioni nel nostro Paese opaco è rivoluzionaria, ma per sconfiggere la corruzione è proprio di una rivoluzione che abbiamo bisogno.

  • Emanuele

    E’ chiaro che la prognosi del fenomeno corruttivo in Italia non può più trovare giustificazione in mancati interventi normativi, sopratutto di tipo penale, che come è noto dalle best practices internazionali, è uno strumento inefficace se non supportato da interventi che fanno presa sulla richiesta di accountability e sulle conseguenti sanzioni, pagate con la moneta del dissenso diffuso verso l’azione amministrativa opaca.
    E’ proprio ora che le norme, dalla 241/1990, con tutti i limiti per l’accesso ai documenti dettati dal possesso di un interesse legittimo, per finire al Dlgs 150/2009 e al codice dell’amministrazione digitale, notavo proprio ieri un paradossale caso tutto italiano da parte degli enti comunali. Da marzo dell’anno scorso, tutti gli atti e provvedimenti amministrativi devono essere pubblicati nell’Albo pretorio on line, portando come conseguenza che tali documenti devono prevedere la Firma digitale. Ecco, la maggior parte degli enti consultati (nella provincia di Macerata) pubblicano i propri atti amministrativi con il solo formato p7m, rendendoli illeggibili per qualsiasi cittadino, almeno se non si passa al sito della società fornitrice e si scarica e istalla 2 software, quando avrebbero potuto pubblicarli nello stesso portale dell’Albo pretorio nel classico formato pdf e lasciare a disposizione quello in Firma digitale nei soli (rarissimi) casi è indispensabile. Come non bastasse, in alcuni anche dopo aver istallato l’apposti software, i documenti non vengono letti, come nel caso che ho riportato sotto.
    http://www.tecuting.it/c044005/mc/mc_p_dettaglio.php#

    C’è moltissimo da fare in Italia solo per raggiungere il minimo di apertura richiesta per gli atti obbligatori.
    Per il resto sarà molto arduo in mancanza di forti spinte dal basso.