L’Open Data Journalism nasce dall’incontro tra il data journalism e gli open data. Il primo consiste nell’attività basata sull’analisi, la selezione e la visualizzazione di importanti segmenti di dati al fine di produrre reportage e analisi giornalistiche, il secondo è un movimento che si batte per il diritto di accesso ai dati istituzionali.

Lo scopo principale dell’Open Data Journalism è quindi quello di divulgare in maniera chiara dati di interesse pubblico provenienti da fonti istituzionali o private. Un’attività in grado di rivoluzionare il modo dell’informazione se unita agli strumenti e alle iniziative sviluppate dal movimento per open data che da anni lotta per rendere i dati liberamente accessibili.

Il corso in Open Data Journalism promosso dall’Associazione Openpolis e dall’Associazione di Giornalismo Investigativo nasce con l’obiettivo di formare reporter e comunicatori in gradi di ottenere e accedere agli open data e utilizzare le tecniche del data journalism al fine di produrre reportage, analisi giornalistiche, dossier e infografiche.

L’Open Data Journalism svolge quindi un ruolo fondamentale nel colmare il gap tra i dati prodotti dalle istituzioni e dalle entità private e la capacità di comprensione dei medesimi da parte dei cittadini, contribuendo così ad una missione di valore civile e sociale straordinariamente significativa.

Il corso, diretto da Aline Pennisi, Vincenzo Smaldore e Leonida Reitano è diviso in tre moduli: insegnamenti propedeutici, elaborazione e visualizzazione dei dati, l’accesso alle banche dati e la lettura delle fonti statistiche e dei bilanci.

Tra i docenti del corso vi sono i nomi di punta del giornalismo digitale e delle professionalità statistiche e informatiche tra cui: Simon Rogers, editor del Guardian, Massimo Razzi, direttore dei contenuti e dello sviluppo prodotto della divisione digitale del Gruppo Editoriale L’Espresso, Donato Speroni, insegnante di economia e statistica all’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, Alberto Zuliano Ordinario della Sapienza di Roma, Matteo Brunati e molti altri.

L’offerta formativa si completa con un percorso di stage e/o project work da svolgersi presso alcune testate nazionali e locali.

Le iscrizioni si sono aperte il il 17/04/2013 e si chiuderanno il 17/06/2013.

Il corso costa 2.000 euro eventualmente rateizzabili.

Per maggiori informazioni e per iscriversi è possibile collegarsi al sito http://www.opendatajournalism.net/

Sono offerti i seguenti sconti agli iscritti all’Associazione Openpolis e alle mailing list dell’associazione:

15% sul costo dell’intero corso

10% sul costo dei singoli moduli

E’ emersa in Italia negli ultimi anni la domanda per una sempre maggiore disponibilità di dati pubblici per favorire la trasparenza, l’informazione, la concorrenza, nuovi servizi e nuove possibilità di mercato. Dati aperti o open data è la parola d’ordine, per la quale anche noi ci battiamo da tempo. Ma pubblicare dati in formato aperto costa del tempo e delle risorse – anche se non ingenti – e allora in tempi di finanze pubbliche tragicamente scarse, abbiamo condiviso la necessità di avviare un ragionamento collettivo per definire quali categorie di dati sono da considerare più importanti e urgenti, quelle da cui si debba partire per prime.

Così, da uno dei gruppi di lavoro sorti per promuovere quest’anno anche in italia l’International Open Data Day, è nata l’iniziativa di questa indagine per raccogliere le preferenze di addetti ai lavori e non, amministratori, giornalisti, imprese, associazioni e cittadini in modo, poi, da contribuire a rivolgere alle Pubbliche Amministrazioni richieste di dati aperti più condivise e motivate.

L’Internet Governance Forum Italia 2012 ha riunito dal istituzioni, esperti e rappresentanti della società civile dal 18 al 20 ottobre a Torino per discutere delle infrastutture delle Rete e dei divari digitali (tecnologici e culturali) in Italia,di strumenti e esperienze di e-Government, di Internet e imprenditorialità e di molti altri temi connessi, tutti accompagnati da osservazioni e commenti relativi al recente decreto legge sulla cosiddetta Agenda Digitale.

Abbiamo portato la nostra esperienza di ri-utilizzatori di dati pubblici nella sessione su “Open Data” dove si è tracciato il punto della situazione all’apertura dei dati pubblici in Italia e i rischi che fronteggiamo nei prossimi mesi per far si che la visibilità sul tema della trasparenza e dell’apertura dei dati pubblici, che nelle norme e del dibattito politico sembra aver finalmente acquisito visibilità e riconoscimento, inizi a produrre durevoli risultati.

Rispetto a solo qualche anno fa, quando il progetto OpenPolis è partito e non poteva fare altro che “liberare” i dati pubblici con la tecnica del furto con scasso, di passi avanti se ne sono fatti eccome. Ma la casualità dei data set oggi aperti sui siti delle amministrazioni locali e centrali e l’elevata presenza di statistiche aggregate e aggiornate annualmente invece che di dati grezzi e “vivi” (aggiornati in tempo reale), mostrano come sia assente una riflessione sulla scala delle priorità, come non vi sia una visione o una vera scelta sulla direzione in cui concentrare gli sforzi. Le communities d’altra parte chiedono “raw data now” senza esprimere sufficientemente una domanda di merito su quali siano gli obiettivi da raggiungere.

Open data è infatti uno strumento, una metodologia, non un fine in sé!

E non basta un decreto per fare un’amministrazione aperta….

Lunedi 12 dicembre dalle ore 10.00 siamo presenti al convegno: “Trasparenza e prevenzione della corruzione” organizzato presso Palazzo Clerici, in via Clerici 5 – Milano, da Transparency International Italia.

La corruzione nel nostro Paese è uno dei principali problemi, alla base tra l’altro del debito pubblico e dell’attuale crisi economica.
Studi a riguardo confermano questo dato posizionando l’Italia al vertice dei paesi europei con maggiore corruzione nella pubblica amministrazione. Segnaliamo un’esplicativa mappa del Guardian sull’argomento.

Uno dei rimedi per combattere il fenomeno è la trasparenza totale degli atti, dei contratti e dei budget della pubblica amministrazione.
Per questa ragione è necessario in primo luogo cambiare la legge che regolamenta il diritto di accesso (articolo 22 Legge 7/1990), andando verso forme simili al Freedom of Information Acts (FOIA) di stampo anglosassone che ci permetterebbe di pubblicare anche in Italia siti come whatdotheyknow.
Obbligare inoltre tutte le amministrazioni a pubblicare atti, bilanci e contratti in formati aperti (open data), a cominciare da quelli  prodotti dal Servizio Anticorruzione e Trasparenza (S.A.eT.) del Dipartimento della Funzione Pubblica.
Infatti la corruzione diffusa per essere combattuta con efficacia ha bisogno di un controllo diffuso, cento occhi vedono meglio di due.

La trasparenza totale di istituzioni e amministrazioni nel nostro Paese opaco è rivoluzionaria, ma per sconfiggere la corruzione è proprio di una rivoluzione che abbiamo bisogno.

Martedì 19 aprile dalle ore 9,30, presso la Sala Colonne della Camera dei Deputati, l’associazione openpolis parteciparà in forze ad un pubblico confronto che si annuncia molto interessante, e speriamo anche utile, cui prenderanno parte esperti, giornalisti e attivisti impegnati sui vari fronti della trasparenza e per l’apertura dei dati delle pubbliche amministrazioni (cosiddetti Dati Aperti – Open Data).
Di sotto la presentazione e il programma dell’evento meritoriamente organizzato da Agorà Digitale e dai nostri amici dell’associazione Linked Open Data italia.
Se pensate di venire dovete iscrivervi qui (vedi modulo in fondo alla pagina).

La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti
Martedì 19 aprile 2011
ore 9,30 – 18
Roma, Sala delle Colonne, Camera dei Deputati

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