Ragioni di ordine politico e di ordine pratico hanno portato alla formazione del gruppo al Senato.
Dal documento rilasciato dal sen. Rutelli apprendiamo:
“Ci unisce la volontà di promuovere nella fase conclusiva della legislatura un’azione parlamentare innovativa e propositiva. L’esaurimento politico della maggioranza formata da Pdl e Lega e la funzione ripetitiva e culturalmente minoritaria delle opposizioni di sinistra, offrono un’opportunità preziosa ed aprono uno spazio politico importante: l’unione di forze riformatrici, moderate, liberali capaci di proporre un’agenda politica e parlamentare credibile nella difficilissima situazione economico-sociale dell’Italia”.

La creazione del nuovo gruppo parlamentare si accompagna all’approvazione di un documento politico, un ‘patto’, sottoscritto da una compagine più ampia di 21 senatori di Udc, Fli, Api, Mpa, cui si uniscono i parlamentari del Misto Nicola Rossi, Enrico Musso e Maurizio Fistarol.
Pertanto, l’area del Terzo Polo va acquisendo concretezza, anche se (al Senato come alla Camera) i parlamentari che ne fanno parte continueranno la loro azione in gruppi diversi, scelta che consente di avere una maggiore presenza nella conferenza dei capogruppo, finanziamenti per le strutture organizzative e al tempo stesso mantenere ognuno una propria specificità.

L’eccezione dei senatori di Api e Fli, che si sono uniti in “Per il Terzo Polo” risponde anche alla necessità di superare il numero di 10 membri, fissato da regolamento, per la costituzione di un gruppo autonomo.

La procedura è stata inaugurata già l’anno scorso alla Camera, grazie all’iniziativa dell’On Bernardini, e finalmente è stata da poco adottata anche al Senato. Quindi d’ora in poi ogni parlamentare può dare il via libera alla pubblicazione nella propria pagina istituzionale, alla Camera o al Senato, delle informazioni riguardanti la propria dichiarazione dei redditi, i suoi interessi patrimoniali (beni mobili e immobili) e le spese elettorali sostenute. Altrimenti le stesse informazioni sono sì pubbliche e disponibili per la consultazione, solo che occorre recarsi di persona presso gli uffici di Montecitorio e Palazzo Madama. Procedura decisamente scomoda per gli abitanti delle Val di Susa o di Pantelleria.
In questa pagina di openpolis teniamo aggiornata la lista dei “Parlamentari trasparenti” che sinora hanno aderito. Sono decisamente pochini, appena l’11%, 106 su 945. Continua a leggere »

L’indagine è condotta in collaborazione con Alina Ostling – dottoranda presso Istituto Universitario Europeo – e fa parte di uno studio sui sistemi di democrazia elettronica in diversi paesi europei. Appena disponibili, condivideremo con te tutti i risultati del lavoro.

Per rispondere al questionario clicca qui:

http://www.surveymonkey.com/s/openparlamento

L’8 giugno 2011 nella seduta 563 al Senato la maggioranza è stata battuta in due votazioni.
Una si riferiva all’emendamento n. 1.200 del senatore Malan del Popolo della Libertà relativo al DDL anticorruzione, che intendeva istituire il Comitato di coordinamento delle iniziative anticorruzione presieduto da Presidente del Consiglio dei Ministri.
La votazione è stata respinta per un solo voto.
E’ interessante analizzare quindi quali senatori della maggioranza abbiamo contribuito alla bocciatura dell’emendamento.
Nella maggioranza c’è stato infatti un senatore ribelle, che ha votato diversamente dal proprio gruppo di appartenenza.
Si tratta di Paolo Franco della Lega che ha espresso il suo voto contrario. Se il senatore si fosse uniformato al voto del suo gruppo parlamentare, l’emendamento sarebbe stato approvato.
E si che il sen. Franco risulta molto ligio agli ordini di scuderia della Lega: dall’inizio della legislatura infatti solo quattro volte su 4.636 ha votato diversamente dal proprio gruppo.
Una ribellione “pesante” in questo momento, visto che in ogni occasione si misura la tenuta della maggioranza.

Analizzando i dati della votazione, si nota inoltre che nella maggioranza ci sono stati 7 assenti e 24 senatori in missione (una sorta di assenza giustificata).
Tra gli assenti notiamo alcuni senatori che invece hanno complessivamente un’alta presenza al voto da inizio della legislatura: Roberto Centaro (93% di presenze), Piergiorgio Massidda (quasi l’83%) e Guido Possa (più del 97%).

Tutti i dettagli della votazione.

Nota bene dell’11 giugno
Molti organi di informazione hanno riportato erroneamente la notizia, riprendendo dei lanci di agenzia, che il risultato della votazione fosse stato 133 NO, 129 SI e 5 astenuti e per questa ragione l’emendamento era stato respinto.
In realtà il risultato è stato di 133 SI, 129 NO e 5 astenuti, come si può verificare dal verbale ufficiale della votazione (è la num. 4). Ma come, qualcuno si chiederà, ci sono stati più voti favorevoli e l’emendamento è stato respinto? Si, per il regolamento del Senato questo può accadare. Infatti la maggioranza necessaria per l’approvazione viene calcolata sul numero complessivo dei votanti.
In questo caso i votanti sono stati 267 e quindi la maggioranza necessaria era di 134 favorevoli. Essendo stati i favorevoli 133, l’emendamento è stato bocciato quindi per un solo voto.