La corte costituzionale e il conflitto tra stato e regioni

Negli ultimi anni è molto aumentato il numero di sentenze della corte costituzionale sui conflitti tra stato e regioni. Questo ha rallentato il processo legislativo e ha fatto crescere la quantità di giudizi pendenti: solo nel 2015 se ne contano 540.

In una recente sentenza la corte costituzionale ha stabilito l’illegittimità di alcune norme della legge delega Madia sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. I settori su cui è intervenuta la sentenza sono vari ma l’aspetto che ha suscitato più clamore da un punto di vista politico e mediatico riguarda le nomine dei manager delle aziende sanitarie.

Il giudizio della corte è focalizzato sui decreti attuativi che, secondo la legge, vengono adottati in seguito al parere obbligatorio ma non vincolante della conferenza unificata stato-regioni. Tuttavia la corte costituzionale ha ritenuto che per le materie di competenza concorrente, come la sanità, sia necessaria un’intesa con le regioni.

Questa decisione ha riportato al centro del dibattito due temi diversi, se pur collegati, relativi alla modifica del titolo V prevista dalla riforma Renzi-Boschi. Il primo è legato al dibattito sulla centralizzazione dei poteri dello stato, l’altro riguarda la razionalizzazione nella divisione dei compiti tra stato e regioni. Dopo la riforma del 2001 dello stesso titolo V, hanno cominciato a moltiplicarsi i ricorsi alla corte costituzionale. Questo a causa della scarsa chiarezza nella divisione dei compiti tra stato e regioni prevista dalla riforma del 2001. Tuttavia è stato anche sostenuto come l’aumento di questi conflitti sia dovuto al fatto che il legislatore ha smesso di promulgare leggi quadro, cioè linee guida generali. Ma l’attività legislativa è entrata molto nel dettaglio delle materie di competenza concorrente con le regioni, rendendo quindi inevitabile il ricorso alla consulta.

Guardando alle statistiche della giurisprudenza costituzionale risulta evidente che, dopo il 2001, la risoluzione delle controversie tra stato e regione sia diventata una delle attività principali della corte costituzionale, arrivando a sfiorare nel 2012 la metà delle sue decisioni.

Le decisioni prese dalla corte sui conflitti tra stato e regioni sono di due tipi: il «giudizio in via principale» e il «conflitto tra enti» (definito anche «giudizio per conflitto di attribuzione tra Stato, Regioni e Province autonome» o «conflitto intersoggettivo»). Il giudizio in via principale è promosso dallo stato o da una regione quando ritiene che un atto legislativo dello stato o di una regione abbia leso le sue competenze. Il conflitto tra enti invece riguarda atti non legislativi.

Il notevole aumento di ricorsi di fronte alla corte ha inoltre contribuito notevolmente a far crescere il numero di giudizi pendenti: a fine 2015 se ne contavano 140 in più rispetto ai 400 di inizio anno.

Oltre a rallentare il lavoro della corte costituzionale, l’aumento delle sentenze su questa materia rallenta molto anche il processo legislativo dello stato e delle regioni. E infatti la legge Madia dovrà essere cambiata per prevedere l’intesa con le regioni, e dovranno anche essere riscritti tre decreti attuativi già approvati dal consiglio dei ministri.

Per approfondire:

  • sarah_84

    Manca una questione importante, quella per cui molti votano NO: con la riforma le regioni non potranno più opporsi a decisioni del governo in materia di energia, trasporti, ecc. (TAV, inceneritori, gasdotti, trivelle, ecc.).