Come si diventa senatori con la riforma

Il dibattito concitato sul referendum rischia di indurre un po’ di confusione, in particolare quando si discute di aspetti controversi come l’elettività dei senatori con la riforma. Facciamo il punto su cosa prevede la legge Boschi.

Nel corso della campagna elettorale per il referendum, si è acceso il confronto sulla composizione del senato in caso di vittoria del sì. Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha dichiarato che i senatori sarebbero eletti direttamente:

«Se vince il no l’immunità parlamentare rimane per 950 persone, se vince il sì rimane per 730 persone elette dagli italiani»

Questa affermazione è scorretta. Lo stesso vale per quella della sindaca Virginia Raggi che, in polemica sull’opportunità che i sindaci si dedichino anche ai lavori d’aula di palazzo Madama, ha affermato che non accetterebbe di essere sindaco part-time e senatore allo stesso tempo, argomentando:

«Se passa la riforma costituzionale oltre a fare il sindaco di Roma, oltre a fare il sindaco della città metropolitana, io dovrei essere anche senatore»

Affermazioni come queste inducono confusione, perciò è necessario fare chiarezza. L’elezione del senato non sarebbe diretta; questa prerogativa spetterebbe in secondo grado ai consigli regionali. E non c’è nessun automatismo tra la carica di sindaco del comune capoluogo della regione e quella di senatore. Vediamo nel dettaglio cosa stabilisce la riforma.

Quando si sostiene l’elettività diretta dei senatori con la riforma ci si riferisce all’articolo 57 della costituzione riformata, dove viene specificato che:

«La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma [la legge elettorale del senato, ndr]»

La riforma in effetti stabilisce il principio della conformità tra la scelta dei consiglieri regionali da parte dei cittadini e i consiglieri regionali che andrebbero a svolgere l’attività di senatore.  Ma tutto dipenderà da come sarà la futura legge elettorale del senato. Alcuni progetti di legge prevedono che siano i cittadini a eleggere con una scheda a parte i consiglieri regionali che saranno anche senatori. Ma al momento la legge elettorale transitoria (predisposta dalla riforma costituzionale) stabilisce che siano i consiglieri di ogni regione a votare per liste formate da loro stessi e da sindaci del territorio.

Questa norma dovrebbe essere transitoria: entro 6 mesi dal primo voto per la camera dei deputati in seguito alla riforma, ne dovrà essere approvata una definitiva. Ma non si tratta di un termine perentorio, quindi la legge attuale – in mancanza di accordo per riformarla – potrebbe anche restare per un tempo superiore.

Allo stesso tempo, in base alla legge elettorale transitoria stabilita dalla riforma, non è previsto alcun automatismo tra la carica di sindaco del comune capoluogo della regione e quella dei possibili futuri senatori. Qualsiasi sindaco della regione potrebbe accedere alla carica di senatore, non necessariamente quelli dei comuni maggiori.

Per approfondire:

  • la confusione non è nel dibattito, ma nell’art. 57 del testo riformato. Il 2° capoverso non lascia dubbi: i senatori sono eletti dai consigli regionali. Poi c’è stato un ripensamento, e si è introdotto, nel 5° capoverso, la frase “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”, che non significa nulla, poiché non c’è modo di capire se “elezione” e “scelta” sono la stessa cosa, o due cose diverse. Con la legge elettorale si cercherà, non so come, di metterci una pezza, ma in ogni caso la formulazione è gravemente ambigua.