Quanto costa illuminare strade e piazze

La spesa per lampioni e punti luce comporta costi che impattano sulla sostenibilità energetica e finanziaria delle nostre città. Nei centri italiani con più di 200mila abitanti le cifre vanno dai 18 ai 45 euro pro capite.

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L’illuminazione pubblica delle strade nelle nostre città è una fetta non marginale del consumo energetico nazionale. Negli ultimi anni il tema è stato posto all’attenzione della politica nazionale e degli amministratori locali, sollecitati a rinnovare i vecchi sistemi di illuminazione con lampade a risparmio energetico e sensori che consentano un utilizzo più oculato. Alcune realtà si sono mosse in questa direzione, in primo luogo per aumentare la sostenibilità ecologica del fabbisogno elettrico. Ma anche per una ragione di costi: un impianto di illuminazione inefficiente comporta uno spreco di denaro pubblico.

Attraverso openbilanci.it, possiamo verificare quanto spendono i comuni per illuminare le strade. La voce specifica è “illuminazione pubblica” e include tutte le spese sostenute dalle amministrazioni per i lampioni presenti nelle vie comunali; tra queste anche quelle per il personale necessario alla sua manutenzione. Nel 2014 è stata Firenze la città italiana che, tra quelle con più di 200mila abitanti, ha speso la cifra pro capite maggiore: 44,95 euro per ogni residente.

Secondo e terzo posto per Napoli e Venezia, con rispettivamente 42,25 e 38,57 euro. Seguono Padova (quarta, 36,96), Milano (quinto posto, 33,07), Palermo (sesta, 31,82), Trieste (settima, 28,75), Roma (ottava, 28,65) e Verona, al nono posto con 26,83 euro. Tra le città che spendono meno in illuminazione elettrica per abitante, troviamo Torino (25,94), Catania (25,74), Bari (19,86) e Bologna (19,52). La città italiana con oltre 200mila abitanti che ha speso meno nel 2014 è Genova, con 18,76 euro per ogni residente.

Scarica le classifiche regione per regione:

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Per approfondire:

  • Sono pochi i parametri per effettuare una valutazione comparativa effettiva della spesa per illuminazione pubblica tra le città.

    Alcune riflessioni
    1) Se una città spende poco per abitante in illuminazione pubblica può voler anche significare che l’Amministrazione locale lascia alcune strade al buio.
    2) Se una città spende molto per abitante in illuminazione pubblica può voler anche significare che in quella città potrebbero esserci tante strade con case a uno o pochi piani in altezza.
    3) Sarebbe utilissimo l’utilizzo di un cruscotto online che metta a confronto, non solo la spesa locale per pubblica illuminazione, ma anche a) il numero medio di abitanti per kmq della città, b) il numero medio di piani delle abitazioni per ogni città, c) il numero medio di km di strade pubbliche presenti in ogni città, d) la consistenza delle lampade utilizzate per l’illuminazione pubblica in ogni città analizzata, e) la tipologia degli impianti elettrici della pubblica illuminazione locale (in serie o in derivazione), la lunghezza media in metri tra due punti luce della pubblica illuminazione di ogni città analizzata.

    Solo dopo aver collezionato questi (e altri) #dati è possibile costruire un cruscotto online che, aggregandoli, analizzandoli e mettendoli in relazione tra le città, possa fornire un quadro chiaro sulla spesa e permettere di capire le motivazioni di spese eccessive.
    Il dato che riporta solo la spesa di pubblica illuminazione per abitante si presta solo a facili e fuorvianti conclusioni sulla politica gestionale di una certa Amministrazione comunale, ma non permette di capire dove stanno (e come risolvere) le criticità esistenti.

    I dati devono essere collezionati in “quantità”, “qualità”, frequenza” e “modo” tale da osservare e comprendere un fenomeno da quanti più punti possibili.
    Ci si augura che nei prossimi anni, con la realizzazione delle agende digitali urbane (vedi l’Asse 1 dei PON METRO delle 14 città metropolitane d’Italia), sia possibile raccogliere dati ed effettuare analisi comparative di dettaglio su cruscotti online di data analysis.