Le interrogazioni senza risposta sul fratello del ministro

La nomina di Alessandro Antonio Alfano a dirigente in una società del gruppo poste è finita in questi giorni sotto inchiesta. Ma già nel 2013 un’interrogazione parlamentare chiedeva chiarimenti sulle modalità dell’assunzione. Le risposte, anche dopo il sollecito, non sono mai arrivate. 

La cronaca politico-giudiziaria occupa in questi giorni di nuovo le prime pagine dei giornali, con una vicenda che coinvolge diversi esponenti politici e arriva, indirettamente, fino al ministro dell’interno Angelino Alfano attraverso il fratello Alessandro Antonio.

La vicenda è però di pubblico interesse anche da un altro punto di vista: il senso e l’efficacia di strumenti istituzionali. Sin dal 2013 il fratello del ministro è infatti già stato oggetto di due interrogazioni parlamentari. Una prima, rivolta al ministero dello sviluppo economico, risale all’agosto del 2013 ed era stata firmata da Erasmo Palazzotto (Si-Sel). Chiedeva conto dell’assunzione di Alessandro, tramite concorso, a segretario generale della camera commercio di Trapani. La procedura di selezione fu però oggetto di critiche e polemiche in quanto nel 2010 “al dottor Alfano è stata contestata la veridicità di alcuni punti del curriculum vitae presentato per partecipare al concorso“.

Un’altra interrogazione era stata depositata nel settembre 2013 da Andrea Colletti, deputato del Movimento 5 stelle, e cofirmata da Ivan Catalano, ed era rivolta al ministero dello sviluppo economico. L’oggetto dell’interrogazione era chiaro: capire perché, e con quali titoli, il fratello del ministro fosse stato assunto nel 2013, senza concorso, come dirigente di Postecom, “società di servizi internet del gruppo Poste Italiane partecipato al 100 per cento dal Ministero dell’economia e delle finanze, e avrà diritto ad uno stipendio annuo di oltre centomila euro“.

In entrambi i casi, però, e nonostante la seconda richiesta di chiarimenti sia stata anche sollecitata nell’aprile del 2014, le risposte da parte dei ministri interpellati non sono mai arrivate.

L’interrogazione dà la possibilità a uno o più parlamentari di richiedere al governo, o a singoli ministri, un chiarimento su questioni, notizie o provvedimenti. È perciò lo strumento con cui i parlamentari possono svolgere la loro funzione di controllo nei confronti dell’operato del governo, e rientra nei cosiddetti atti del sindacato ispettivo.

Non è dunque accettabile che il governo lasci cadere interrogazioni anche così dirette e che coinvolgono in prima persona esponenti di rilievo dell’esecutivo. Ma soprattutto va constatato il fallimento dei meccanismi interni alla politica stessa, visto che ancora una volta deve intervenire la magistratura, per altro anche a distanza di tempo, nonostante gli strumenti previsti dalla legge siano stati utilizzati. Le norme sembra non siano dunque bastate a mettere in moto le dovute azioni interne da parte degli esponenti politici.

Per approfondire:

  • Mauro Castaldi

    E c’è bisogno di un’interrogazione per capire ? Basta usare il buonsenso…. ma voi avete mai provato ad essere disoccupati ? Poi si cade in depressione, si ciondola per casa tutto il giorno, un vegetale praticamente… E quindi il fratello gli ha trovato qualcosa da fare, tanto chi se ne frega se non ha i titoli e se la collettività gli paga oltre 100.000 euro di stipendio l’anno, l’importante è il gesto.