La grande varietà di spesa per la gestione dei rifiuti

Tutti i comuni destinano una quota del loro bilancio per la raccolta e lo smaltimento della spazzatura. Osservando le maggiori città italiane notiamo che spendono cifre molto diverse tra loro. Si va dai 145 euro pro capite di Verona ai 334 euro di Padova. 

Tra i compiti dei comuni italiani, spicca quello della gestione dei rifiuti. I cittadini pagano una tassa sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Questa nel corso degli anni ha cambiato nome e ragione giuridica. Nel 1993 venne istituita la Tarsu (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), nel 1997 la tia (tariffa di igiene ambientale). Soppiantate, nel 2011, dalla Tares (tassa sui rifiuti e servizi). Nel 2013, con la legge di stabilità, il nome del tributo è diventato Tari (tassa sui rifiuti).

A prescindere dal nome, i soldi raccolti attraverso questo prelievo vengono spesi per la gestione della spazzatura in tutte le città italiane. Ma quali, tra i centri maggiori, spendono di più?

È possibile tentare di rispondere con l’ausilio della piattaforma openbilanci.it. La voce rifiuti” comprende tutte le uscite destinate non solo al servizio di raccolta rifiuti, ma anche alla manutenzione degli impianti necessari per la raccolta e lo smaltimento degli stessi (come, ad esempio, discariche o inceneritori).

Va segnalato che l’aggregazione, fatta a partire dal solo bilancio del comune, non comprende le spese effettuate da eventuali partecipate o aziende speciali.

Tra le maggiori città italiane, quella che nel 2014 ha speso la cifra più alta è Padova, con 334 euro per ogni abitante. Seguono Napoli, con 318 euro pro capite, e Venezia, con € 310,80.

Al quarto e quinto posto, Catania (€ 258) e Roma (€ 227). Tutte le città considerate si trovano sopra la soglia dei € 200 euro pro capite, tranne tre. Si tratta di quelle collocate agli ultimi tre posti: Bologna (€ 181,73), Trieste (€ 151,31) e Verona (€ 145).

 

Per approfondimenti:

  • unire la voce “rifiuti” (comprende tutte le uscite destinate al servizio di raccolta rifiuti), alla voce “manutenzione degli impianti” non so se possa essere efficace per effettuare analisi comparative “reali”.
    Perchè alcuni comuni sostengono ambedue le spese insieme (attraverso le società comunali partecipate) ed altri invece no (esternalizzano, ad es., le spese di “manutenzione degli impianti”)!
    Bisognerebbe splittare le 2 spese per ogni comune e fare analisi comparative per tipologie di spese nelle varie città. D’altronde la normativa attuale divide nettamente la gestione delle 2 attività quindi ottenere i relativi dati da ogni città non dovrebbe essere difficile.