Comune di Roma, quando il parlamentare fa anche l’assessore

Con l’ultimo rimpasto di giunta, le deleghe principali sono state assegnate a due parlamentari che così avranno doppi incarichi. Marino cerca una copertura politica, avvalendosi di provate competenze sulle materie affidate. Da verificare incompatibilità e conflitto di interessi.

L’on. Marco Causi – già assessore al bilancio di Roma con Veltroni e ora membro della commissione finanze della Camera – è il nuovo vice sindaco di Roma con delega al bilancio. Il sen. Stefano Esposito – attuale vicepresidente della commissione lavori pubblici del Senato – è stato invece nominato assessore ai trasporti della Capitale.

Sono loro due le principali novità del rimpasto di giunta voluto dal sindaco Marino che avendo cambiato ben 4 assessori in tutte le postazioni chiave parla apertamente di una “nuova fase della amministrazione”.

La scelta è quindi ricaduta su due politici di rilevanza nazionale con provate competenze sulle materie affidate. A stonare però è la loro decisione di non dimettersi da parlamentare e avere così doppi incarichi.

La legge lo permette ma ci sono due questioni di opportunità da considerare:

1- Incompatibilità fra gli incarichi.  Fare il parlamentare e l’assessore part time significa molto probabilmente svolgere male contemporaneamente due ruoli, che entrambi richiedono energia, dedizione e attenzione assoluta.

Per quanto riguarda il Comune di Roma, oltre le emergenze da fronteggiare nell’immediato ci sono da preparare appuntamenti eccezionali come il Giubileo e la candidatura alle Olimpiadi. Il tutto senza dimenticare come dalla consiliatura in corso è scattato il taglio dei consiglieri e degli assessori. Quindi il carico di lavoro che prima era diviso fra 80 politici ora è ridistribuito su 60.

In concreto il rischio è che a uno dei due incarichi venga data priorità a discapito dell’altro . E’ quanto già avviene regolarmente con i parlamentari che entrati al Governo non riescono più neppure ad essere presenti alle sedute di aula.

2- Conflitto di interessi fra ruoli. La legge che disciplina le incompatibilità e i conflitti fra cariche pubbliche nelle diverse istituzioni è vaga e farraginosa. Per esempio, solo dopo molte interpretazioni della apposite giunte di Camera e Senato e sopratutto dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale, si è arrivati a definire che lo stesso politico non può contemporaneamente essere parlamentare e sindaco di una città sopra i 20.000 abitanti oppure presidente di Provincia.

Nel TUEL viene però sancito chiaramente – art.65 –  come un assessore comunale non possa allo stesso tempo essere consigliere regionale. Infatti la regione può esercitare un’attività ispettiva e di controllo sui comuni e quindi il politico in questione sarebbe contemporaneamente controllore e controllato. Inoltre il consiglio regionale è chiamato a prendere decisioni su tutto il territorio regionale e quindi ci sarebbe il rischio che l’assessore/consigliere agisca in favore della città di cui è amministratore a discapito della altre città.

Entrambe le motivazioni – la cui validità è sempre stata confermata dalla giurisprudenza italiana – sono totalmente riportabili in ambito nazionale. Basti pensare agli interventi ad hoc fatti dal Parlamento sulla questione del buco di bilancio del Comune di Roma. Ma anche al fatto che durante la discussione di norme sui servizi pubblici o sulle tasse locali deve essere sempre mantenuto l’interesse generale e non quello di una città piuttosto che di un’altra.

Che il cumulo di incarichi non sia una buona pratica è cosa che il sindaco di Roma e il suo partito – il PD – avevano condiviso per un pò. Infatti quando fu nominata la prima giunta, l’on. Leonori si dimise da parlamentare per dedicarsi al nuovo ruolo di assessore.

Sarebbe il caso che la Politica riprendesse a dare risposte e a fornire l’esempio anche – e sopratutto – quando non costretta da leggi o dalla magistratura.

Per approfondimenti