Voti ribelli, le avvisaglie prima del cambio

In poche occasioni prima del cambio i Deputati e Senatori transfughi hanno dato segnali della rottura. A prova di questo oltre il 77% dei Senatori e il 60% dei Deputati in questione aveva un tasso di ribellione sotto la media.

Deputati e Senatori possono esprimere dissenso nei confronti del proprio gruppo in vario modo. Uno di questi è il voto, situazione in cui un parlamentare può scegliere di non seguire la linea dettata dal proprio gruppo. Il cosiddetto “voto ribelle” è molto comune nel nostro Parlamento, e analizzando il fenomeno dei cambi di gruppo, può essere utilizzato per vedere se nel caso dei Deputati e Senatori transfughi ci fossero delle avvisaglie della rottura. 

In linea generale la risposta a questa domanda è No. Alla Camera e al Senato parliamo rispettivamente di una media di voti ribelli dello 0,92% e del 2,36%. Dei 185 parlamentari che hanno deciso di cambiare gruppo, in rarissime occasione c’è stata prova di “infedeltà” prima di scegliere la nuova “squadra”. Deputati e Senatori transfughi avevano infatti una percentuale media di voti ribelli in linea con il resto dell’Aula, anzi, il 60% di essi alla Camera e il 77% al Senato, erano sotto la media di ribellione.

Se si poteva pensare che i parlamentari in questione potessero avere atteggiamenti dissidenti prima del cambio, i dati dicono chiaramente tutt’altro.

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