Leggi di iniziative popolare, dimenticate dalla nostra politica

Se le proposte di iniziativa parlamentare hanno poco successo, lo stesso vale per quelle di iniziativa popolare. Dal 1979 a oggi, su 260 proposte venute dai cittadini, solamente 3 sono diventate legge, l’ultima nel 2000.

La Costituzione attribuisce a vari soggetti il potere di iniziativa legislativa. Oltre a quella Parlamentare, si possono avere disegni di legge di iniziativa Governativa, Regionale, da parte del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), e di iniziativa Popolare. Nonostante sia in discussione la possibilità di aumentare la soglia, attualmente servono 50.000 firme per sottoporre una proposta di legge di iniziativa Popolare all’attenzione del Parlamento.

Nell’attuale Legislatura ne sono già state depositate  32, ma nessuno è diventata legge. Dall’VIII Legislatura (1979) ad oggi i disegni di legge di iniziativa popolare sono stati ben 260, e solamente 3 sono riusciti a completare il proprio iter legislativo (1,15%). Le tre proposte diventate leggi risalgono rispettivamente al 19831992 e 2000.

Tre meglio che nulla? Si, se non fosse che tutte e tre le proposte sono diventate legge solamente perché accorpate in Testi Unificati con proposte di iniziativa parlamentare o governativa. Cosa analoga a quello che sta succedendo nell’attuale Legislatura, dove gli unici due ddl che stanno realmente procedendo nell’iter, lo devono al loro accorpamento con altre proposte di altra natura (Italicum, Ddl orari esercizi commerciali).

Quello che stupisce di più in realtà è il bassissimo numero di proposte che inizia realmente il suo iter parlamentare. Delle 260 proposte infatti, 137 (53%) non sono state neanche mai discusse in Commissione, rimanendo nei cassetti di Camera e Senato. 

Andando oltre alle opinioni politiche e/o ideologiche del caso, i dati parlano abbastanza chiaro: esiste in Italia uno strumento legislativo che proviene dal basso, che parte dai cittadini, che per un motivo o per l’altro non è mai riuscito ad esprimere il suo valore e pieno potenziale. A questo punto la domanda a cui bisogna rispondere rimane una sola: è più giusto eliminare o facilitare l’utilizzo di questo strumento?

Per approfondimenti:

  • MARIO ZORZETTO

    PER ESPRIMERE UN GIUDIZIO SI DEVE CONSIDERARE
    1)delle quasi 4000 proposte di legge presentate dai nostri parlamentari, solamente 26 sono diventate legge. Parliamo dello 0,66%, una percentuale bassissima che vede Sinistra Ecologia e Libertà come primo gruppo in Parlamento per tasso di approvazione (4,49%). Il Partito Democratico ha depositato oltre 1.400 proposte, di cui solamente 11 sono diventate legge (0,77%).
    2) In una politica in cui il ruolo di Deputati e Senatori è sempre di più sminuito dall’attività del Governo, sono pochi i disegni di legge di iniziativa parlamentare che diventano effettivamente legge. Vi è una immensa mole di lavoro (e carta) depositata in Parlamento che rimane lì a prendere la muffa.
    e trarre allora le conclusioni da (1) e (2): non si può criticare lo strumento propositivo e di importanza democratica notevolissima quale è l’istituto di proposta legislativa di derivazione e iniziativa popolare per il fatto che l’istituzione parlamentare è in grave crisi, una crisi notevole che porta il governo a scavalcarla troppo frequentemente, sia per quanto riguarda la capacità di far percorrere l’iter alle proposte parlamentari che a quelle di iniziativa popolare. L’istituto di proposta popolare deve essere migliorato e rafforzato senza alzare alcuna soglia di esercizio di essa e deve essere agevolato anche l’istituto di referendum. Comunque sono riusciti a completare il proprio iter legislativo l’ (1,15%).dei 260 disegni di legge presentati.

  • Paolo Massaro

    Le leg gi di iniziativa popolare sono da più parti osteggiate per la vera mancanza di un mandato diretto dell’elettorato al parlamento. Mancanza delle preferenze e partiti inclini ai poteri forti sono i motivi del mancato decollo delle leggi di iniziativa popolare.

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