Capogruppo alla Camera, che il valzer abbia inizio

Tra scissioni, regole interne e crisi di partito, il ruolo del Capogruppo in Parlamento diventa ballerino. Nato per dare una leadership costante, il valzer dei Presidente di Gruppo sta diventato sempre più un tratto caratteristico dell’attuale Legislatura. 

Ogni gruppo regolarmente formato alla Camera e al Senato deve eleggere un Capogruppo, o Presidente, che ha il ruolo di rappresentare il suo movimento politico. L’insieme dei Capogruppo da luogo alla Conferenza dei Presidente di Gruppo, che, coadiuvato dal Presidente della Camera o del Senato, ha un ruolo molto importante:

Art. 23 – Regolamento della Camera -Il programma dei lavori dell’Assemblea è deliberato dalla Conferenza dei presidenti di Gruppo per un periodo di almeno due mesi e, comunque, non superiore a tre mesi.

In pratica, quello che viene discusso in Parlamento, in seguito alle indicazioni del Governo, viene deliberato dalla Conferenza dei Presidente di Gruppo. Una funzione essenziale, che fondamentalmente contribuisce alla creazione e all’implementazione dell’agenda politica. Un elemento chiave nella dialettica del Parlamento, specialmente in una fase di riforme.

Un organo che deve per natura dare un senso di costanza e indirizzo, cosa che però ultimamente non è. Prendiamo il caso della Camera, dove, al di là di Laura Boldrini, solamente 4 dei 10 membri sono presenti da inizio Legislatura: Roberto Speranza (Pd), Roberto Brunetta (Fi), Pino Pisicchio (Misto) e Giancarlo Giorgetti (Ln).

Il caso ha infatti voluto che per una serie di motivi la Conferenza dei Capogruppo abbia avuto un susseguirsi di mutamenti nella sua composizione. Partiamo dal fatto che inizialmente i membri erano 8, oltre al Presidente, numero successivamente salito a 10, con le scissioni del Nuovo Centrodestra e Per l’Italia. 

Si aggiungono poi decisioni “strategiche” interne ai Partiti. Per statuto interno del Movimento 5 Stelle, il ruolo di Capogruppo dei pentastellati non è fisso, ma rispetta un principio di rotazione. La prima fu l’Onorevole Roberta Lombardi, e attualmente, dopo vari cambi, l’incarico è dell’On. Riccardo Nuti. Scelta simile presa anche da Fratelli d’Italia, dove Giorgia Meloni ha passato la mano a Fabio Rampelli.

A mettere altra carne sul fuoco, ci hanno pensato le crisi interne dei Partiti. Scelta Civica ha visto le dimissioni di Andrea Romano, lasciando le redini del gioco al Vice Presidente Antimo Cesaro, e Sinistra Ecologia e Libertà, oltre ai tanti abbandoni interni, ha dovuto subire anche le dimissioni da Capogruppo di Gennaro Migliore.

Insomma, viene da domandarsi come si può realmente implementare un’agenda politica condivisa da tutti (maggioranza e opposizione) se i nomi in ballo sono in continuo cambiamento.

Per approfondimenti:

 

  • L’attuale capogruppo alla Camera per il M5S è Paola Carinelli, alla quale poi subentrerà Andrea Cecconi, e non Riccardo Nuti come da voi scritto. Riccardo ha si ricoperto il ruolo di capogruppo ma da Giugno ad Agosto 2013; attualmente ricopre l’incarico di presidente del gruppo movimento 5 stelle alla Camera dei Deputati.

    • Carmelo

      Ricordavo di averti sentito da qualche parte 😉
      Approfitto per farvi, globalmente, i miei sinceri ringraziamenti. Nonostante tutto&tutti!

  • Giorgio Pezzuto

    Nel articolo non citate il discorso dei gruppi, che pur non avendo il numero necessario di eletti per essere tali, sono stati creati lo stesso con incremento dei costi pubblici. Questo è successo per i gruppi Fratelli d’Italia e Per l’Italia che da Regolamento non potevano essere costituiti perché sotto i 20 eletti. Ma tutti i partiti ad eccezione del M5S hanno accettato la deroga per la creazione di questi gruppi che genera costi aggiuntivi al bilancio della Camera per circa 600.000 € annui.

    • Carmelo

      Repetita iuvant

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  • albertoa

    Invece la rotazione rapida dei capigruppo, come quella del M5S, è un ottimo strumento di Democrazia interna agli stessi gruppi parlamentari.
    La Conferenza dei capigruppo non deve essere un club di oligarchi che decidono in segreta autonomia tutto quel che deve fare il Parlamento ed anzi la loro rapida rotazione li renderebbe meno succubi ed influenzabili dalle pressioni del Governo e, ahimé, del Presidente della Repubblica, cosa alla quale stiamo tristemente assistendo in questi mesi.

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