I parlamentari trasparenti, lottano insieme a noi…

La trasparenza in Cucina
Tutti affermano che la parte più rilevante, per quantità e qualità, del lavoro parlamentare, si svolge nelle commissioni parlamentari, dove le leggi vengono preparate prima di giungere in Aula, l’Assemblea dove tutti i deputati e senatori possono votarla.
Ma, curiosamente, di tutto quelo che avviene nelle Commissioni parlamentari, non possiamo sapere quasi nulla. Non sappiamo chi è presente ai lavori. Non sappiamo chi e come vota. Sappiamo solo approssimativamente quello che si dice, grazie ai resoconti sommari. Se le Commissioni sono le cucine, dove i cuochi combinano più o meno sapientemente gli ingredienti per poi sfornare i testi delle leggi, noi cittadini, i clienti finali, non possiamo sapere né le ricette né come vengono cucinate. E se il piatto non ci piace non possiamo sapere bene con chi prendercela.
Perché un ingrediente è stato tolto e un altro aggiunto? Chi ha voluto l’emendamento che ha modificato in maniera importante il testo in discussione? Chi l’ha appoggiato? Chi l’ha contrastato? Con quali argomenti? Chi c’era e chi no nei momenti decisivi?
Le cose stanno in questo modo perché i Regolamenti di Camera e Senato, ossia l’insieme delle norme che definiscono il funzionamento delle due Camere, stabiliscono che la pubblicità dei lavori delle Commissioni debba essere parziale, a differenza di quanto avviene per i lavori dell’Aula.
Dunque se vogliamo sapere cosa c’è nel piatto prima di mangiarlo, se vogliamo vedere come i cuochi e i loro aiuti si muovono in cucina, che ingredienti usano, se pentole e fornelli sono sporchi o puliti, bisogna cambiare le regole. Se vogliamo davanti le cucine un vetro bello grande e trasparente al posto di porte chiuse o semichiuse, bisogna che la maggioranza dei Senatori e dei Deputati, ciascuna nella propria Camera, votino una riforma che assicuri che tutto sia pubblico, presenze, voti, discussioni.
Per questo, nel questionario, abbiamo chiesto ai parlamentari se sono favorevoli o meno a questo cambiamento.
Tutti, maggioranza e opposizione, si sono detti favorevoli, o molto favorevoli. Tutti tranne la Sen. Rizzotti (PdL), perché  teme il rischio di “favorire ambizioni mediatiche personali rispetto alla serietà dei lavori stessi”. (sic!)

La trasparenza del portafoglio
Seguire il denaro. Individuare gli interessi concretissimi fatti di terreni, case, barche, automobili, titoli e azioni di società è, a volte, utile per capire le scelte politiche dei singoli rappresentanti e delle forze politiche. Seguire la direzione che prendono i flussi di denaro che escono dai conti di certe aziende per andare a finanziare la campagna elettorale di alcuni candidati invece che altri, a volte, aiuta a comprendere l’insistenza di certe interrogazioni, di certe mozioni, di certi emendamenti al “milleproroghe”, a favore o contro determinati “settori merceologici”.
D’altro canto per avere fiducia che le scelte degli eletti siano il più possibili libere da condizionamenti inquinanti e si svolgano a vantaggio degli interessi generali, è fondamentale che gli interessi privati siano totalmente trasparenti.
Per fortuna la legge obbliga i parlamentari, non solo loro ma tutti gli eletti, a dichiarare pubblicamente i loro redditi, i patrimoni e le spese elettorali. Tutto bene dunque? Vediamo.
Quanti di voi hanno mai letto la dichiarazione dei redditi di un deputato? Quanti hanno avuto occasione di sbirciare nell’elenco dei finanziatori delle campagne elettorali, magari per verificare se ci fosse un nesso tra voti espressi in parlamento e le generose donazioni delle imprese? Quanti hanno potuto togliersi la curiosità di vedere se la mozione presentato dal tal Senatore abbia a che fare con la composizione del suo portafoglio di titoli? Nessuno, probabilmente, o pochissimi.
Semplicemente perché le dichiarazioni sono sì pubbliche ma, di fatto, inaccessibili. Chiuse dietro porte blindate, consultabili solo su richiesta e recandosi di persona a Montecitorio o a Palazzo Madama. Per cui se certe strane curiosità venissero a un cittadino di Bolzano o di Lampedusa, dovrebbero prendere l’aereo per togliersi lo sfizio di leggere le dichiarazioni dei propri rappresentanti. O, per attenersi al testo della legge, per esercitare il proprio diritto di consultazione, perché potrebbe solo leggere e prendere appunti, mentre è assolutamente vietato fare copie. La legge è la n. 441 del 5 luglio dell’anno 1982.
Nel frattempo è arrivata internet. Dunque abbiamo chiesto ai parlamentari se non sarebbe il caso di cambiarla per consentire intanto un accesso online alle loro dichiarazioni patrimoniali. Anche qui, tutti, o quasi, favorevoli, senza distinzioni tra maggioranza e opposizione.
Ne possiamo dedurre, al momento, che i parlamentari che si sono espressi a favore del trasparenza di redditi e dei lavori parlamentari ci aiuteranno a tradurre in riforme effettive le nostre richieste.

La campagna può cominciare!

  • M. Fioretti

    Rendere accessibili online i dati delle Pubbliche Amministrazioni può solo far bene sia per la trasparenza, sia per creare ricchezza, vedi l’esempio dello stato australiano di Victoria: http://stop.zona-m.net/it/node/114

  • mauridav

    negli altri paesi i voti e i verbali sono pubblici, così come al Parlamento europeo dove soltanto quando i coordinatori (capigruppo) decidono in tal senso, le sedute si tengono “in camera” cioè a porte chiuse.
    Sarebbe interessante poter capire realmente come vanno i lavori specialmente in quelle commissioni che trattano materie sensibili per i cittadini come welfare, istruzione, etc…

  • Jeanclaud

    Per dare l’esempio per la riduzione della spesa pubblica occorrerebbe ridurre le spese parlamentari, cominciando dagli emolumenti degli eletti, riducendo contemporaneamente anche il numero degli onorevoli.Chi propone e vota questi provvedimenti alle prossime elezioni minimo raddoppia i voti.
    Sarei interessato a conoscere perchè tutti i partiti hanno consentito che la sfiducia al governo fosse decisa a metà dicembre 2010, dopo che sono passati i fatidici 30 mesi di nomina parlamentare?
    Forse la motivazione sta nell’acquisizione del diritto alla pensione?